Perché Codici?
Perché Codici? E’ spiegato qui.
Perché una rivista? Nello sconfinato e multiforme mondo della “poesia on line” c’era davvero bisogno di una nuova rivista di poesia? Nel tempo della proliferazione incontrollata della scritture poetiche in rete, nei blog, nelle chat, nei forum, nei portali tematici, nei social net-work, nelle piattaforme collaborative, nei microcontenuti del micro-blogging, nelle estenuanti linkografie concorsistiche così come nelle vetrine dell’editoria a pagamento, ognuno può andare in cerca della propria “voce” e del proprio poetare. La rete vive di uno scrivere che è movimento continuo, fluido, come il gesto del barbiere che taglia l’aria per liberare le forbici dai capelli e solo ogni tanto taglia davvero i capelli. Noi pensiamo che la poesia possa andare anche in una diversa direzione. La poesia, per noi, è un gioco (ludus regolato) e una mnemotecnica che addensa senso. “Codici” parte, così, alla ricerca di poesia densa, sintetica e portatile. Edita e inedita.
Densità. L’effetto che la poesia on line può produrre, poiché agglomera senso, è proprio quello di rallentare il flusso della scrittura iper-fluidificata del web riuscendo, al tempo stesso, a non farsi fluidificare dal fiume che la trasporta. Un po’ come olio nell’acqua. Allora meglio immettere ancora più poesia in rete, poesia che addensa e che si fa largo, e che dalla rete sappia spingerci “fuori” perché, se funziona, una poesia ci farà sempre in qualche modo reagire.
Sintesi. La rivista sarà particolarmente attenta a tutte le intersezioni e sperimentazioni tra poesia e nuove tecnologie (ad esempio la sintesi vocale), così come ai linguaggi poetici che fondano insieme grammatiche diverse (videoclip, fotografia, writers, poesia visiva, installazioni…) creando percorsi e proponendosi come punto di riferimento per futuri eventi e manifestazioni.
Portabilità. La poesia è la forma d’espressione più “portatile”, la più tascabile delle forme scritte. Grandi profondità filosofiche possono stare riposte dentro minuscoli haiku, o nella lucentezza aforistica ed essenziale di brevi composizioni. Ma il concetto di portabilità, grazie ai vari “lettori” coi quali oggi possiamo avere sempre con noi migliaia di file audio e intere librerie di testi in pochi grammi di peso, sì è svincolato definitivamente dal concetto di “quantità”. La poesia è portatile, per noi, perché è un bene di conforto primario da avere sempre con sé e col quale attraversare le nostre vite, le nostre città, le nostre giornate.
Antonio Tombolini - Matteo Pelliti
